Rebeldia, un braccio di ferro pericoloso
Rebeldia dal giudice. Cominciato il procedimento che deciderà dell’associazione che ora occupa lo stabile di via Battisti, destinato secondo il progetto del Comune di Pisa a diventare la stazione cittadina dei pullman. Rebeldia si oppone a lasciare libera la struttura per permettere l’inizio dei lavori.
I fatti
Facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire come si è arrivati all’attuale situazione di scontro. Nel 2003 nasce Rebeldia occupando uno spazio non utilizzato dall’Università, l’ex Nettezza Urbana in via Duca d’Aosta, sostenendo che il terreno sia usato dalla stessa Università come discarica per rifiuti speciali e pericolosi e con l’intento di riqualificare l’area. Occupazione per cui è in corso un altro processo con Rebeldia imputato. Dopo qualche mese l’Università propone a Rebeldia lo spazio ex-Etruria vicino alla Facoltà di Ingegneria. Rebeldia così si sposta.
Nel 2006 l’Università ha bisogno anche di quel terreno: Rebeldia si troverebbe così senza più uno spazio. Interviene però il Comune di Pisa che propone all’associazione lo spazio in via Battisti. Il contratto prevede un anno di utilizzo, in quanto quel luogo è destinato a diventare la nuova stazione dei pullman. Il Comune è interessato alle attività di Rebeldia, e nell’accordo del 2006 si dice disponibile a cercare insieme una soluzione più stabile per il centro sociale. Tutti contenti.
Ma in 3 anni la situazione cambia radicalmente. Da un lato il Rebeldia trova una sua nuova e inaspettata vitalità: riesce a inserirsi in qualche modo nella vita del quartiere della stazione, da anni sotto l’occhio dell’opinione pubblica per questioni di degrado e insicurezza, e avvia alcuni interessanti progetti come la scuola di italiano per migranti. Anche l’ubicazione non troppo distante del centro storico gioca la sua parte, diventando attrattiva per i giovani abitanti del centro stufi della “movida” e attirati da concerti e spettacoli organizzati in via Battisti.
Il Rebeldia non vuole perdere questo che giudica un suo patrimonio e un suo merito e si arrocca su posizioni difensive e scarsamente propositive. Insieme al Comune vaglia i pochi spazi disponibili: via Bovio troppo centrale e residenziale, via San Jacopo troppo periferico e forse con problemi di agibilità dovuti alla vicinanza del depuratore; l’ultima proposta del Comune, quella di via Saragat, sembra una soluzione plausibile, ma l’assenza di un grande spazio per concerti e spettacoli riporta il Rebeldia sulla difensiva. Dall’altra parte l’unica proposta del Rebeldia è stata quella del ridimensionamento del progetto della stazione dei pullman. Proposta che costerebbe al Comune svariati milioni di euro che non ha (si pensi che il bilancio del comune di Pisa è intorno ai 120 milioni di euro).
Insomma, Rebeldia si mette sulla difensiva e vuole rimanere in via Battisti, anche a discapito di un progetto di mobilità e scambio veloce treno-pullman cui una città come Pisa non può fare a meno. Parlare di Rebeldia senza parlare di Sesta Porta è infatti non focalizzare l’altra metà della storia.
La Sesta Porta
L’attuale stazione dei bus è in piazza Sant’Antonio, in una locazione temporanea che non rispetta alcuni vincoli di vicinanza alle case e a monumenti storici, messa lì proprio in previsione del suo spostamento in via Battisti. Un’area quella dell’attuale stazione dei bus destinata a diventare un parco con verde in mezzo alla città, mentre via Battisti come detto diventerebbe stazione-deposito. Con un grosso guadagno di mobilità per i pendolari che si troverebbero le due stazioni, ferroviaria e dei pullman, vicinissime e con una non indifferente diminuzione di inquinamento, dato che il deposito dei bus nello stesso luogo del capolinea evita il viaggio notturno e mattutino di decine di pullman. Un progetto questo chiamato della Sesta Porta che poco peserà sulle tasche dei pisani, perché una parte dell’area di via Battisti sarà interessata dalla costruzione di un palazzo di tre piani la cui vendita (già firmata quella di un piano all’istituto italiano di vulcanologia) permette di coprire la spese. Non una speculazione come invece un disinformato giornalista del Manifesto (Marco Philopat) ha scritto recentemente.
Un progetto che insieme libera del verde cittadino e promuove la mobilità pubblica, una mobilità economica ed ecologica, fatta di minori sprechi di carburante e sicuramente una boccata di ossigeno per il traffico cittadino, congestionato dalle macchine di chi pensa ancora sia sostenibile l’equazione una macchina uguale una persona.
Lo scontro
Confrontare la bontà dei due progetti come tenta di fare recentemente il Rebeldia (“Meglio uno spazio sociale o un deposito degli autobus?” uno dei loro slogan), sembra un gioco al massacro per la nostra città. L’hanno capito i pisani che all’ultima manifestazione degli antagonisti, quella del 13 giugno, hanno notevolmente diminuito la loro partecipazione: meno della metà rispetto a quella dell’anno precedente.
Detto questo rimane la considerazione di ogni abitante di buon senso: bene il progetto Sesta Porta del Comune per una mobilità sostenibile, bene il nuovo verde cittadino, è possibile salvare il progetto Rebeldia che ha dato parecchio al quartiere della stazione, anzi è possibile renderlo stabile e legale, farlo entrare nelle regole che ogni buona associazione si deve dare? (Ad oggi Rebeldia non rispetta le norme di sicurezza, non paga i diritti d’autore quando organizza eventi, vende bibite senza fare scontrini).
Un braccio di ferro quello tra Rebeldia e Comune che non sta facendo l’interesse di nessuno e danneggia le associazioni che finora nello spazio di via Battisti hanno lavorato bene e i cittadini che grazie a quello spazio coltivano la loro voglia di partecipazione.
Raffaele Zortea
Link utili, documentazione su pisainformaflash; posizione Rebeldia su pisanotizie
1 luglio 2009 a 18:26
secondo me, dovremmo provare a rispondere in positivo ad alcune domande, quasi prescindendo dal “caso Rebeldia”, ma essendo concreti nel valutare ciò che a Pisa esiste e manca:
1. in mancanza di soldi dell’ente pubblico, è possibile che cittadini organizzati (condomini, associazioni, gruppi spontanei) abbiano in gestione zone che il comune stenta a bonificare/tenere in ordine/gestire decentemente? quali regole si devono seguire in questi casi? siamo disposti a pensarci?
2. PRIMA di sbaraccare una cosa che funziona, abbiamo provveduto a ricostruirne una simile, adeguata alle norme generali e particolari?
3. è stata fatta una ricognizione attenta degli “spazi sociali” (ivi compresi i punti di aggregazione sportiva) della città?
Mi piacerebbe che i consiglieri comunali e i nostri amministratori uscissero dalla fase polemica con Rebeldia per rispondere, in modo partecipato, a queste (e ad altre) sollecitazioni
17 luglio 2009 a 16:48
non dobbiamo arrivare a un braccio di ferro mi dispiace che sia già iniziato ricordiamoci anche in vista del congresso dei nostri valori? il dialogo ? la ragione invece della forza? altrimenti non c’è modo di distinguersi dalla destra ,anche la legalità ma distinguerei dal compito delle istituzioni e quello politico un discorso complesso mi rendo conto e lo lascio cadere invece entrando nel merito: dietro la sigla rebeldia ci sono varie associazioni con esigenze diverse e dico questo:non considerare rebeldia un unico interlocutore ma parlare e trovare una soluzione con le diverse associazioni in modo distinto e per esempio proporre di utilizzare gli spazi delle ex circoscrizioni sparsi in vari luoghi assumendo anche quella funzione sociale che erano le circoscrizioni ….