ASSEMBLEA COMUNALE PD DI PISA

venerdì 26 giugno, presso la sede di Via Fratti, ore 21.30 – 00.30

VERBALE

ODG:

1)      Illustrazione del programma delle Feste del partito

2)      Situazione politica (locale, nazionale ed europea) alla luce dell’esito delle elezioni e dei referendum sulla legge elettorale

  • Sono convocati tutti i membri effettivi e i consiglieri comunali non membri
  • I Presidenti dei Circoli potevano invitare all’Assemblea gli eventuali ulteriori quadri attivi dei rispettivi circoli, con particolare riguardo a quanti si siano messi a disposizione per la campagna elettorale

Membri assenti giustificati:

  • Maria Marchitiello per impegni personali
  • Marco Filippeschi per impegni istituzionali (provare a salvare il Pisa!)

Introduce il Presidente Miro BERRETTA che avverte di essersi permesso di invitare informalmente (oltre al Segretario Provinciale) il presidente della Provincia, ammettendo di averlo fatto troppo tardi (ieri!) e assumendosi pertanto la responsabilità di avergli reso difficile intervenire avendo Pieroni messo in agenda un impegno istituzionale ormai inderogabile. Si rammarica della propria leggerezza, anche perché sarebbe stato bello poter avere (come già all’assemblea di avvio della fase finale della campagna) il rappresentante di una vittoria del partito che ha avuto caratteristiche quali quelle auspicate nell’appello ai membri dell’Assemblea (oltre il 50% a Pisa, evitare il ballottaggio).

Esorta i presenti ad interventi brevi ed attinenti al tema, in particolare pregandoli di non dare troppo spazio a “commenti” circa la formazione della Giunta comunale, definita poche ore prima.

INTRODUZIONE DEL SEGRETARIO:

  • Ricorda i buoni piazzamenti dei candidati nei collegi pisani alle elezioni provinciali, sottolinea gli aspetti positivi; attribuisce il successo al coinvolgimento dei circoli già a partire dalle candidature e all’impegno dimostrato in campagna elettorale
  • Annuncia la formazione della Giunta Regionale e sottolinea che può anche essere l’occasione per parlarne
  • Introduce il punto 1) spiegando che la festa provinciale non sarà più a Ospedaletto per vari motivi, non ultimo la difficoltà di mettere su una festa di quelle dimensioni in fase congressuale (che avrà peraltro un grande riflesso sui dibattiti nelle feste); illustra il calendario delle Feste pisane del Partito:

9 luglio – 26 luglio: Provinciale a San Giuliano Terme

29  luglio – 9 agosto: San Piero a Grado

18 agosto – 29 agosto: Riglione

27 agosto – 6 settembre: Coltano

  • Sviluppa il punto 2) ricordando come l’esito elettorale sia caratterizzato da luci ed ombre; possa essere un buon punto di partenza per dialogare col paese (in quest’ottica il Congresso sarà un rilancio), visto che il PD è in campo e la Destra non ha sfondato
  • Toscana: molte ombre (es. Prato); delle luci (es. Firenze)
  • Pisa provincia: si contrappone il dato della Val di Cecina a e delle colline al dato di Pieroni che avanza rispetto a 5 anni fa: premio al buongoverno e consenso al PD pisano; nel quadro di alleanze diverse da quelle del governo della Città, ove pure ci sono tendenze all’apertura in quella direzione
  • Pisa città: il PD tiene (- 1,7%) anche rispetto alle comunali, caratterizzate da maggiore partecipazione
  • Si livella il dato di città e provincia (il differenziale del successo del PD passa dal 4,5% al 2,8%); il collegio 5 (Putignano, Ciglione, ecc.) è il migliore; il 2 (S.Maria, ecc.) è il peggiore: ma il differenziale scende dal 13% al 9,6%
  • In città il successo è dato anche dal coinvolgimento dei circoli; che deve rimanere e rafforzarsi anche nella fase congressuale
  • Se abbiamo passione ed amore può essere una grande occasione: “me lo auguro e vi chiedo un impegno forte su questo”. (Applausi)

INTERVENTI

Lisa CIONCOLINI (dopo aver proposto al presidente di invertire i punti; proposta non ammessa) interviene sul solo punto 1) dicendo che non è stato coinvolto il Circolo di Riglione nella decisione delle date (e ciò solo perché assente alla relativa riunione di esecutivo e circoli) e vorrebbe sapere dal Segretario chi ha deciso senza il contributo di tale circolo. (Applausi)

Piero FLORIANI non è ottimista poiché siamo passati da un elettore su tre ad un elettore su 4; cataclisma che a Pisa non c’è stato, perché ne mancano le condizioni; l’invito all’ottimismo lo lascia volentieri a Berlusconi; il realismo fa invece dire che manca la politica, ci sono sempre le stesse facce e soprattutto le stesse parole d’ordine. L’analisi del voto va fatta per capire le ragioni, altrimenti non è analisi. (Applausi)

Luigi BRANCHITTA non condivide l’ottimismo del Segretario, anche perché avverte che non riusciamo a trovare una missione comune e abbiamo un simbolo che non piace a nessuno perché non vuol dire niente; ricorda che in 40 anni di militanza era stato abituato ad avere una linea chiara da seguire, mentre adesso prevalgono i singoli: non era questo che voleva dal Nuovo Partito. “io sono del PD, non nel PD! Chi dice nel vuol forse dire che è in transito?”. Nota che la stessa adesione alle mozioni non è chiara: “non capisco l’appoggio di Letta a Bersani, né perché tutti diventano bersaniani”. Auspica un dibattito scevro da spifferi d’aria, che ci metta in grado di capire il nostro futuro. (Applausi)

Samuele AGOSTINI si dice provocato da Luigi, perché a lui il simbolo piace (“mi evoca il tricolore”) . Ma è vero che bisogna piuttosto capire perché perdiamo il Nord (Prato compreso), prima di schierarsi con questo o quello. “Scommettiamo che i 7 segretari della riunione del 19 voteranno tutti lo stesso candidato nazionale?”. Ricorda che 65 milioni di anni fa i potentissimi dinosauri si estinsero: “succederà anche a noi se non ci evolviamo”. Ci sono spunti di ottimismo, perché a vedere Sardegna e Abruzzo si poteva anche perdere di più. Ma il punto è cambiare le nostre teste: nella prima consiliatura Pieroni accadde: “all’inizio noi DS gli davamo addosso, poi abbiamo smesso: grazie al PD”. (Applausi)

Maurizio GAZZARRI non è né pessimista, né ottimista. E non vuole fare discorsi “all’antica”. “Abbiamo salvato il Paese, il PD e la democrazia: perché Berlusconi non ha sfondato. Invita a guardare i flussi elettorali su www.cattaneo.com : i voti persi dal PDL vanno tutti all’astensionismo; quelli persi dal PD in tutte le direzioni (PDL compreso: che è poi il primo travaso tra poli che avviene da quando c’è il bipolarismo, e purtroppo è a nostro danno). Non bastano le parole d’ordine: “Battere B.”, “Voto Utile”. Sono parole per noi stessi, non per quelli che non ci hanno mai votato. Peraltro non si è discusso di economia ma di “altro”. In toscana si è perso meno, ma non per motivi locali: anzi, Prato è un possibile paradigma per la Destra nelle Regionali del 2010. La Toscana del resto è la regione con il maggior impatto della crisi economica: potrebbe pesare nel 2010. “Il PD Pisano perde verso Sinistra” è solo un titolo sbagliato del Tirreno. Semmai su Pisa si registra una maggior tenuta di PD, PS e Idv (i partiti di Filippeschi). Naturalmente i dati di tenuta (e stallo delle forze alla nostra sinistra) sono percentuali: in dati assoluti sono cali. Che fare? Anche iniziative pubbliche su temi nazionali, che sin qui (devo fare una critica all’attuale segreteria) sono state scarse. Spera che il congresso non sia solo “cammellare” le truppe, ma coinvolgere: aprire ora o mai più, e non ci riprenderemo. Non usare il congresso solo per contarsi, anche se contarsi è trasparenza. Il Partito deve dare degli input: deve condizionare l’Amministrazione. “Sono più convinto di come si pone Bersani che Franceschini: che si limita ad appellarsi alla base, come già Veltroni (che, peraltro, per storia sua, aveva maggiori caratteristiche per farlo). (Applausi)

Antonio DELL’OMODARME osserva che quando uno arriva al vertice si dimentica di quello che succede a chi l’ha votato. “Sfido tutti a parlare con la gente”. E non delle “veline”, ma delle vere bischerat di Berlusconi (tipo la social card). Abbiamo acquisito popolarità con la richiesta di election day: poi ci siamo dimenticati del referendum. Renzi e Galli hanno parlato anche della buca sulla strada. Al congresso ci si arriva attraverso il tesseramento. Non con gli appelli generici: il video di Franceschini è deludente: ricorda troppo quello di Berlusconi del ’94. Insostenibili, bruttissime, le immagini di Prato. Torniamo a parlare di cose serie: ogni giorno, per la strada, anche senza assemblee. Parlare è già tanto. Ok la Serracchiani: ma la stiamo già bruciando! “Ci vorrebbe più umiltà (e lo dico per primo a me stesso)”. Si fanno spesso errori: ad esempio la tessera di un partito come il nostro va proposta, sennò la gente non ci può capire. (Applausi)

Valentina SETTIMELLI si dice emozionata dopo un po’ di tempo che non si era fatta viva (“tanti mi dicevano di sospendere il mio impegno: ma non sono d’accordo”). (Applausi). “Anzi: ora ho più tempo per la Poltica, che è stare con le persone”. La delusione però aumenta: si parla solo di nomi e poco di idee e temi: invece solo questi ultimi ci possono mettere in grado di parlare alla gente. “Quando mi chiedono la posizione del PD su un tema specifico (es. l’immigrazione), le più volte vado in difficoltà”. Il radicamento parte dal parlare con le persone vere, quelle che incontri per strada. Non posso dire stasera chi voterò al congresso: non stanno dicendo niente, a parte i nomi. “A Napoli fanno le tessere al telefono!”. L’Italia andrebbe tolta dalle mani di queste persone “basse” (che inneggiano alle ronde), che però parlano alla “pancia”. Di fronte a chi delinque o, più semplicemente “leva il lavoro agli italiani”, è facile parlare alla pancia. Ma giustizia, legalità, sicurezza sono anche nostri temi. “160 miliardi di euro di corruzione ed evasione! Che diciamo?” Bisogna colpire su questi temi. “Capisco che è dura: è una rivoluzione culturale e sociale; oggi sono parole un po’ grosse, ma il tema è questo; con le risorse umane che abbiamo ce la possiamo fare”. Spero molto nel Congresso, nonostante tutto. Ma so che di fronte a episodi come quello che ho visto (un treno pieno di pendolari e la gente che comincia a dire: dovrebbero far salire prima gli “italiani”) penso che la situazione sia pesante e che vadano trovate al più presto alternative! (Applausi intensi; il Presidente commenta: “questo intervento di Valentina rappresenta la passione. Punto!”).

Giuseppe DE IACO aggiunge che per parlare anziché solo alla pancia anche alla testa ci deve essere lo zucchero: quindi, la pancia piena! La Lega lo sa. Franceschini aveva promesso che dopo le elezioni non ci saremmo svegliati sotto un sultano: e almeno questo in effetti è stato mantenuto. Ma non sono contento: si passa comunque da 27 a 18 sindaci; non si discute seriamente di alleanze; siamo in ritardo sull’analisi della società. “Conosco gente che non mangia, ma prende antidepressivi!”. Il partito più grande è quello del “non voto”: bisogna parlarci. Berlusconi nei guai ci si è gettato da sé: solo per questo abbiamo evitato il tracollo. La stessa lotta alla mafia deve basarsi sull’analisi, non su meri proclami. Il congresso rischia di essere sulle persone candidate e non di analisi e formulazione di programmi: ci mettiamo il “cappello” delle correnti. “Spero che le proposte attuali si scompaginino” Non mi piace aver dato il voto ai non iscritti: era meglio puntare su un grande tesseramento. (Applausi)

Paolo FONTANELLI individua alcune luci (“non hanno sfondato”), ma vede anche un quadro nero se guarda i numeri assoluti (- 14% di votanti). Solo dal PDL non c’è travaso di voto verso l’altro polo: casomai si astengono. La Lega continua a crescere. Tutto questo in un complessivo e norme calo della sinistra europea, che va peggio del PD stesso. Avanzano gli xenofobi. Il PD diventa il gruppo più forte del campo progressista: il che la dice lunga: sono calati tutti glia altri. Nel mettere in campo un progetto politico va tenuto presente questo “vento”. Nelle amministrative ci sono anche delle importanti “tenute”, ma il dato in tanti posti non è buono. Non esistono più le rendite di posizione garantite (vedi i casi di Prato, Sassuolo, Valdera, ecc.). E’ l’effetto della crisi e l’agitare il “nemico esterno” che fa la fortuna degli xenofobi. Quindi si può perdere da un momento all’altro, ovunque. Le europee vedono un grosso calo rispetto alle politiche, per il PD. A Pisa abbiamo un 8% in meno (un pochino di più della media nazionale). In toscana perdiamo circa 300.000 voti. E tutta questo nonostante il governo Berlusconi sia deludete. Da un anno a questa parte il PD ha smesso di essere credibile, soprattutto negli ultimi mesi della segreteria Veltroni. Abbiamo delle ambiguità irrisolte, anche sulla forma-partito (che è un cocktail di due concezioni e forme differenti: quella leaderistica  voluta da Veltroni e quella europea). L’impianto non ha tenuto: altrimenti uno che ha preso 3 milioni di voti non si dimetterebbe. “Sparavamo con un cannoncino conto le bombe atomiche”. La Lega sta sul territorio casa per casa: vede il partito come un sindacato dei cittadini. E anche la destra non è solo televisioni. Il tema centrale del congresso sarà costruire un partito vero (per evitare nuove Prato e nuove Valdicecina). Oggi (cioè nella riunione della Direzione Nazionale, n.d.r.) sono partite proposte di modifica dello statuto che però potranno essere votate solo in sede congressuale. Intanto: guai a fare una conta sulle persone. “Torniamo alla politica!”. Non mi è piaciuta, e l’ho scritto, l’uscita di Dario: ok candidarsi, ma non così: con un video con argomenti (peraltro stamani non rilanciati) come “il vecchio” e “il nuovo”, “la base” contro “il palazzo”. Poi si fa una “conta”, ma non si fa un partito. Bersani mi convince di più. A Pisa sento cose che dimostrano un disagio: se si va avanti a gruppetti resterà anche dopo una frammentazione. Il confronto politico ci deve essere, ma bisogna stare attenti ad evitare situazioni come quelle manifestatesi nella formazione della giunta provinciale o nel gruppo consiliare. Coesione non è pensare tutti allo stesso modo: è confronto. Altrimenti ci si sfalda, proprio mentre nessun successo del PD può considerarsi scontato. I rapporti con la città non può tenerli Marco da solo, anche se lo fa bene; li deve tenere anche il partito. Non bastano circoli e territorio: è uno schema vecchio, che andava bene quando eravamo sicuri: ora non più. Si debbono avere sedi del partito dove parlare con la città. (Applausi)

Ivan FERRUCCI analizza il voto più nel dettaglio. Sottolinea alcuni aspetti come l’azzeramento dell’effetto della conquista di Fauglia a cusa dei molti comuni perduti, e la stessa novità di due leghisti in consiglio provinciale. Per questo, avendo riflettuto sul regolamento congressuale, auspico che tutte le operazioni previste si facciano prima dell’avvio della tornata elettorale per la Regione (elezioni del 2010). Sul congresso nazionale peseranno fenomeni locali manifestatisi nel partito: “ci sono più iscritti nella provincia di Napoli che in tutto il PD Toscano!”. “Niente ferie invernali”. Il percorso sarà lungo e duro. Andrà divulgato sul territorio il dibattito nazionale. Nei consigli nuovi (Provincia e i molti comuni) si apre una fase nuova: va capita bene. La CGIL dice che a settembre finiranno le risorse della “cassa in deroga”: poi si prevedono mobilità e licenziamenti. Una fase che ci troveremo ad affrontare con bilanci comunali che già ora sono impostati senza una copertura di tutti i 12 mesi dei servizi (anche per effetto del “patto di stabilità”). Il PD deve mettere in campo le iniziative più forti proprio dove è andato peggio! (Applausi)

Stefano LANDUCCI, concordando con Gazzarri, fa notare che lo “zoccolo duro” è sempre più sottile. Il voto è più variabile, anche per scelte amministrative più o meno buone. Veltroni si è dimesso per  effetto del vizio di origine della sua elezione: l’ha appoggiato un sacco di gente, che però poi gli ha fatto la guerra subito dopo. Il PD è di centrosinistra (senza trattino): non deve delegare ad altri la rappresentanza dei bisogni. Siamo alternativi a questo centrodestra. Il PD ha cominciato con i cittadini, ai quali dava il potere di scegliere: questo ha qualificato la fondazione del partito. Ora ci si lamenta di questo statuto, di questo modello di partito aperto: lo si fa spesso solo per salvare la propria faccia! Si vedono le primarie come extrema ratio, una male da evitare quanto più possibile. Affinché non prevalga la logica degli “ex” deve cambiare qualche cosa: “etica della responsabilità” era un concetto fondante: dove è finito? Mi vergogno che non sia venuto niente da Roma sul referendum. Per queste cose la gente non ci vota. Non ho ancora scelto: vedo per ora solo slogan. “O non eravamo contro la personalizzazione?”. Si sta zitti anche sull’Iran! (Applausi)

Il Presidente, nel dare al parola a Raffaele ZORTEA avverte l’Assemblea di averlo delegato fino al 22 luglio (essendo in ferie) a sostituirlo per ogni necessità. Dopodiché saluta il lieto evento della nascita delle gemelline di Giuseppe FORTE.

Raffaele ZORTEA sostiene che l’analisi vada fatta a partire dalla vittoria del 2006: i punti persi vanno soprattutto ai nostri alleati di allora. Da lì in poi abbiamo perso praticamente sempre, anche perché il governo Prodi era paralizzato dai micropartiti dell’alleanza. Ok “tornare a vincere”, ma non ad ogni costo: come?, con chi? Con quali prospettive? Siamo verqamente disposti ad allearci con chiunque? Questo deve essere il succo del congresso. Nei prossimi 4 anni va ritrovato quell’humus sociale nel quale vincevamo nel 2002 e nel 2003. Sapevamo, nel 2008, che Veltroni avrebbe perso: ancora pesavano le contraddizioni dell’Unione. L’organizzazione ci vuole: ma è una pistola scarica se non abbiamo le idee. Non serve un elezione bolscevica di un segretario con l’80%. “Ho bisogno di un PD che parli di merito, giustizia, libertà”. (Applausi)

Michele PASSARELLI vuole tranquillizzare Branchitta: “non sono ancora sicuro di votare Bersani. Vedremo chi altro c’è il 22 luglio (ad esempio domani c’è l’iniziativa del Lingotto)”. Ci davano al 22%: quindi bene la “resistenza” di franceschini, che ha strappato voti che sarebbero potuti andare a Di Pietro (anche pigiando sul caso Noemi). Ma si deve passare dalla tattica alla strategia. Bisogna governare con chi vuole governare, superando la semplice divisione “destra-sinistra”. Per esempio Di Pietro è un populista, noi ed altri siamo progressisti, poi c’è un ampio elettorato moderato. Su questo va fatto il congresso. Noi dobbiamo andare alla ricerca del consenso senza tirarci dietro i populisti. Vogliamo vincere perché amiamo il Paese. Mentre continuiamo a perdere nelle aree industriali, facciamo dibattiti sulla crisi nei quali non diamo risposte comprensibili. Essere giovani non basta. E non serve neanche la “linea” e la “fedeltà”. Invece continua ad essere premiato chi alza la mano al momento giusto. E’ sbagliato: va premiata la discussione! In un partito che oscilla tra il 26% al 33% non si può pensarla tutti allo stesso modo. Lavorare PER il partito, non NEL partito. Voglio forze sane che diano un contributo come persone.

Roberto CERRETO fa notare come la Lega abbia dato il maggior apporto qualitativo alla vittoria della destra, che pure non è immune dall’astensione. “Bisogna andare a prendere voti lì, nell’astensione, con un’alternativa credibile e visibile”. Chi sta sul territorio forse non coglie che la maggior parte degli italiani riescono acapire meglio (nel bene e nel male) i contenuti politici del PDL che quelli del PD. Quindi al congresso, ok i “programmi”: ma, poiché il partito è ancora da costruire, anche organizzazione. Tessere, modello (da modificare rispetto allo statuto della fondazione, funzionale all’operazione Veltroni), troppo sbilanciato sull’investitura popolare. Le primarie vanno bene per le istituzioni, molto meno per scegliere i capi del partito a tutti i livelli. Ci vogliono modelli meno simili a quelli di marca PDL (che peraltro ha ormai uno statuto migliorato dall’apporto di AN). Le differenze tra Bersani e Franceschini su questi temi sono molto visibili: vedremo! Le nostre personalità si debbono rimboccare le maniche: la gente “normale” deve poter capirci. 1/3 di quanti non ci hanno votato ha votato PDL: forse anche per l’appannamento della nostra identità, almeno su alcuni temi. La stessa Destra che beneficiò della globalizzazione,ora riesce a trarre beneficio anche dalla crisi di essa! Questo perché danno sempre risposte dirette e immediate. (Applausi)

Ranieri BIZARRI è pessimista anche perché pratese. Il “comunismo” pratese era socialdemocrazia scandinava (di destra): almeno fino a Martini. Era una sinistra non ideologica, tanto che teneva testa allo stesso PSI. Nelle realtà produttive, che sentono davvero la crisi, andiamo peggio. E quindi il consenso si erode. Bisogna ripensare a quale elettorato vogliamo parlare. Per noi è peggio che per la Destra perdere una autonoma ideologia fondante. “Dare a tutti un’opportunità per (ri)farsi una vita: questa è per me la base ideale di ogni sinistra”. Ma allora bisogna parlare a tutti, non solo a certi specifici interessi. Il ricambio generazionale ci vuole, ma bene qualunque segretario, purché ci spieghi come ci dobbiamo rapportare al mondo della produzione. La visione “statalista” penalizza in tutta Europa i socialisti “d.o.c.”: “spero che nessuno di noi li imiti!”. (Applausi)

Andrea FERRANTE nota la perdita “centrifuga” di voti PD, in tutte le direzioni. “E’ mancanza di identità”. Riusciamo a scontentare sia i moderati che i progressisti. Perdiamo soprattutto verso la lega. Va trovata una soluzione: ci vuole un profilo chiaro. Avrei preferito un rinvio del congresso di qualche mese. Viste le difficoltà di Berlusconi, come dice la Finocchiaro, si potrebbe dare una “scossa”: e invece siamo in pieno congresso. Comunque non si deve mai subordinare l’identità all’organizzazione: sennò essa viene posta al servizio di qualcosa di incomprensibile. Bersani e Franceschini mi piacciono entrambi: ma io (che pure non sono un “nuovista”) vorrei anche qualcun altro. Punto debole non sono le regole: non saranno mai quelle a rendere forte un leader. “Un leader è forte se baricentrico e popolare a tutti i livelli del partito”. Spero che si parli di programmi. Per formare un partito di sinistra: non ideologica, pragmatica, ma sinistra. Il punto è: può esistere un paese europeo senza la sinistra? (Applausi)

Maurizio SERENI: “ha ragione il PDL: siamo il partito dell’Appennino!”. Buono il dato della provincia, visto il vento che tira: ciò grazie all’impegno del PD pisano e dei candidati, espressione dei circoli. Floriani ha detto che si passa da 1/3 a ¼ dei voti: il raffronto è giusto, ma è sul PD alle politiche. L’astensionismo non è né di destra né di sinistra. Peraltro esistono anche le liste civiche (vedi Volterra). Riflettiamoci! Va recuperato anche il senso di un partito federalista. Il congresso non è un punto al nostro ODG, ma ci si casca tutti inevitabilmente. Abbiamo fatto una campagna elettorale non come partito a vocazione maggioritaria. Tale vocazione va rilanciata su un progetto forte che stimoli le convergenze, sennò si chiude. Sulle candidature ho “simpatie”: ma aspetto le piattaforme. Determinante per me sarà in ogni caso la vocazione maggioritaria. (Applausi)

Il Presidente saluta tutti i presenti, augurando buona notte e buon Gioco del Ponte.

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